Annamaria Cancellieri ha esposto al Parlamento le linee politiche e gli interventi che intende attuare nel corso del suo mandato alla guida del Ministero della Giustizia. Alle ore 18 la Commissione Giustizia del Senato, si è riunita per ascoltare le Comunicazioni del Guardasigilli sulle linee programmatiche del suo Dicastero.

 

Il Ministro ha ben chiarito come il tema della
giustizia sia strettamente legato all’efficienza del Paese ed all’economia: “L’efficienza e la capacità di far funzionare
la macchina amministrativa della giustizia rappresentano, indubbiamente, una
questione decisiva nel processo di modernizzazione e di recupero di
competitività del nostro Paese, nonché nella direzione di un adeguamento, da
più parti e in più contesti sollecitato, agli standard raggiunti dagli Stati
più virtuosi.”

 

Il tema delle
lungaggini processuali è stato affrontato con coerenza e razionalità. Il Ministro
ha affermato che: “Il problema è ben più
delicato e involge la tenuta stessa del nostro Stato di diritto e insieme la
credibilità della giustizia nei confronti e agli occhi dei cittadini.”

 

La Cancellieri punta decisamente sulla mediazione per
risolvere le lungaggini processuali e soprattutto per ricomporre il rapporto
preesistente al conflitto, difatti nella Sua relazione un significativo
stralcio è dedicato alla mediazione: “Un’ulteriore
linea di azione, che mi sembra importante percorrere nell’ottica di una
deflazione dei carichi giudiziari, attiene alla revisione della normativa sulla
mediazione obbligatoria, tenendo conto dell’orientamento espresso dalla Corte
Costituzionale, ed in esito ad un’ ampia e condivisa valutazione con tutti i principali
operatori del settore. Lo strumento della mediazione – come dimostrano
esperienze europee in sistemi giudiziari simili al nostro e come ha dimostrato
anche la sia pur breve sperimentazione attuata nel nostro Paese nelle forme
della obbligatorietà – si è rivelato di grande efficacia sotto il profilo
dell’abbattimento del contenzioso civile, con un positivo effetto anche sul
piano della composizione dei conflitti tra le parti, per circa la metà dei quali
è stato raggiunto l’accordo. È uno strumento che evidentemente necessita di una
metabolizzazione sul piano culturale; quindi, quanto più si riuscirà a
sensibilizzare l’opinione pubblica sui positivi risultati indotti dall’adesione
a tale meccanismo, tanto più ne trarrà giovamento la macchina
dell’Amministrazione della giustizia civile”

 

Il Guardasigilli affronta anche l’annosa questione
della qualificazione e competenza del mediatore:”Ovviamente, la diffusione di tale strumento dovrà essere accompagnata
da regole deontologiche e di incompatibilità serie e rigorose, dal rispetto di
un principio di competenza, da una adeguata professionalità dei mediatori
.”

 

Il Ministro Cancellieri  è, quindi, ben consapevole che l’obbligatorietà
è indispensabile, ma da sola non basta, occorre anche la motivazione delle
parti e questa può essere solo il risultato di un profondo cambiamento
culturale da sempre auspicato dagli operatori della mediazione.

 

 

 

La mediazione “è un importante strumento deflattivo. Stiamo facendo riunioni con magistrati e avvocati per verificare quali possano essere le possibili forme di mediazione obbligatoria”. Lo ha detto il Guardasigilli, Paola Severino, nel corso della sua visita al IV Salone della Giustizia. Il ministro ha dichiarato di “attendere le motivazioni” della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha bocciato le norme sulla mediazione.  ”Vogliamo studiare il tema per ottenere i massimi effetti”.

 

In verità, già nel primo commento al comunicato stampa della Consulta del 23 ottobre scorso, il Ministro della Giustizia aveva espresso un giudizio positivo sulla mediazione e si riservava di assumere delle iniziative una volta lette le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale: “Non ho letto le motivazioni ma la valutazione di legittimità è solo su una parte della delega che è stata esercitata dal precedente governo … Gli istituti funzionano nel tempo, con la pratica, e questo stava iniziando a funzionare …”

 

Ed allora il reale ostacolo alla riaffermazione della mediazione sembra essere rappresentato dal mancato deposito delle motivazioni da parte della Consulta.

 

A tal proposito, in data odierna, l’ISCO ADR ha indirizzato una lettera al Presidente Giorgio Napolitano, quale supremo garante della legalità costituzionale del nostro ordinamento, affinché grazie ad un Suo intervento  il Parlamento ed il Governo siano posti in grado di dare una risposta alla situazione di incertezza e crisi creatasi  all’indomani del comunicato stampa della Corte Costituzionale.

 

Conoscere le motivazioni della sentenza è di primaria importanza.  I cittadini della Repubblica devono poter riporre la massima fiducia nelle istituzioni per il riconoscimento del valore assoluto della certezza del diritto che con questo atteggiamento inusuale della Corte viene pregiudicato.

 

Come già noto, stando al comunicato, ad essere investito dall’illegittimità costituzionale sarebbe solo il primo comma dell’art. 5, D.Lgs. 28/2010, ma in assenza del deposito della sentenza, il Parlamento ed il Governo non sono in grado d’intervenire per ripristinare l’obbligatorietà e dotandola di un valido background normativo.  A noi tutti sono note le “vicissitudini” degli emendamenti proposti per reintegrare detto comma che, nostro malgrado, devono fare i conti con i tempi della Consulta.

 

L’assenza di motivazioni non agevola la possibilità di rettificare un mero vizio formale.

 

La conseguenza sarà la perdita di ogni chance di radicamento e sviluppo della mediazione nel nostro paese, con  gravi conseguenze economiche, sociali e giuridiche.

 

La mediazione, oltre a deflazionare il carico giudiziario, è utile per evitare il conflitto e renderlo un’occasione per la pacificazione del tessuto relazionale, passo fondamentale per una serena convivenza. Ma  la mediazione rappresenta, più di ogni altra cosa, un  irrinunciabile traguardo culturale.